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Un’osservazione a riguardo dello IAS 1 applicato alle imprese di assicurazione.
a cura di Monica Baldini

Dal 1° Gennaio 2005 tutte le imprese (comprese, ovviamente, le imprese di assicurazione) avranno l’obbligo di redigere il bilancio di esercizio secondo i principi contabili internazionali. Il progetto dell’International Accounting Standard Commitee (www.ias.org.uk) in materia di assicurazione è stato deliberato nel corso del 1997.

Questi principi hanno lo scopo di rendere omogenei, a livello europeo, i bilanci delle imprese di assicurazioni appartenenti ai diversi Stati membri.

Analizzando lo IAS1, in riferimento allo Stato Patrimoniale, art.53, si nota la distinzione tra attività correnti e non correnti e passività correnti e non correnti. In base a tale principio contabile, le attività e le passività presenti nello Stato Patrimoniale dovranno essere distinte tra attività correnti e non correnti e passività correnti e non correnti.

Attività correnti.
Un’attività si definisce corrente quando essa:
1. si suppone sia realizzata, oppure posseduta per la vendita od il consumo, nel normale svolgimento del ciclo operativo dell’impresa; o
2. è posseduta principalmente per essere negoziata a breve termine e si suppone debba essere realizzata entro dodici mesi dalla data di riferimento del bilancio; o
3. è rappresentata da denaro o altre attività equivalente non vincolata per quanto riguarda il suo utilizzo.

Tutte le altre attività devono essere classificate come attività non correnti.

Nel punto a) del presente principio, si fa riferimento al “ciclo operativo” dell’impresa. L’art.59 del principio in esame definisce ciclo operativo come:

Il ciclo operativo dell’impresa è il tempo intercorrente tra l’acquisizione dei materiali che entrano nel processo produttivo e la loro realizzazione in denaro od in altro strumento prontamente convertibile in denaro. [...] I titoli negoziabili devono essere classificati come attività correnti se si suppone che saranno realizzate entro dodici mesi dalla data di riferimento del bilancio; altrimenti devono essere classificati come non correnti.

Per quanto riguarda le attività, non sorgono grossi problemi (soprattutto di interpretazione) quando ci si riferisce all’impresa di assicurazione.

L’art.60 dello IAS1 definisce le passività correnti come segue:
una passività deve essere classificata come una passività corrente se:
1. si suppone che essa sia estinta nel normale svolgimento del ciclo operativo dell’impresa; o
2. l’estinzione è dovuta entro dodici mesi dalla data di riferimento del bilancio.

Tutte le altre attività devono essere classificate come passività non correnti.

Analizzando la situazione dell’impresa di assicurazione generica, si osserva che le passività principali sono costituite dalle riserve tecniche (nel ramo danni) e le riserve matematiche (nel ramo vita). Puntando l’attenzione su queste ultime, si nota che queste sono impegni nei confronti degli assicurati, che non hanno, generalmente, scadenza entro dodici mesi dalla data di riferimento del bilancio, ma rientrano nel ciclo operativo del prodotto in esame.

Si pensi, per esempio, alle riserve matematiche di un gruppo omogeneo di polizze vita con durata ventennale: in questo caso il ciclo operativo dei prodotti in esame è di 20 anni, pertanto le riserve matematiche legate a quei prodotti rientrano nel ciclo operativo del prodotto. E, quindi, le riserve matematiche andrebbero classificate come passività correnti in quanto rientrano nel normale ciclo operativo dell’impresa, anche se la loro scadenza è superiore di molto ai dodici mesi.
25 Settembre 2004

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