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Le operazioni di raccolta comprendono l’insieme degli strumenti
finanziari che consentono alle banche di dotarsi di risorse
finanziarie a titolo di debito. Pertanto, tali strumenti di raccolta
hanno le caratteristiche seguenti:
· L’assunzione da parte della banca di una posizione
debitoria nei confronti della clientela;
· La loro contabilizzazione nel passivo dello stato patrimoniale
della banca;
· Un rischio di liquidità legato all’impegno
della banca a restituire le somme raccolte.
I principali strumenti usati dalle banche sono:
1. i depositi a risparmio
2. i certificati di deposito ed i buoni fruttiferi;
3. i pronti contro termine.
Questi strumenti di raccolta possono essere denominati in valuta
estera od in moneta locale.
E’ da notare che i c/c, i depositi a risparmio, i buoni
fruttiferi ed i CD sono garantiti, in caso di fallimento della
banca, dalla presenza di assicurazioni quali il Fondo Interbancario
di Tutela dei Depositi.
1. I depositi a risparmio
I depositi a risparmio (D/R) costituiscono uno strumento di raccolta
ormai maturo nell’economia bancaria italiana. I D/R sono
comprovati da un documento particolare, denominato libretto di
risparmio,che viene consegnato al cliente e nel quale vengono
riportate le operazioni di versamento e di prelevamento nel momento
stesso in cui esse vengono realizzate.
I libretti di risparmio si possono distinguere nelle seguenti
tipologie:
a) libretti nominativi;
b) libretti al portatore.
Il libretto nominativo è intestato ad una data persona.
I versamenti nel libretto nominativo possono essere effettuati
mediante contanti, assegni bancari o circolari o da versamenti
periodici di stipendi.
Il libretto al portatore, invece, dà il diritto a riscuotere
gli importi segnati sul libretto al portatore. Secondo l’art.1836
del c.c., “Se il libretto di deposito è pagabile
al portatore la banca che, senza dolo o colpa grave, adempie la
prestazione nei confronti del possessore, è liberata anche
se questi non è il depositante”.
A differenza del libretto nominativo,il libretto al portatore
è alimentato solo da versamenti in contanti.
In relazione alla scadenza, i D/R possono essere liberi o vincolati.
Nei primi non vi è alcuna limitazione di scadenza, nei
secondi, invece, il depositante si impegna a non prelevare prima
di una certa data. In teoria per questo tipo di depositi, non
è possibile revocare tale vincolo; nella pratica, invece,
è possibile prelevare prima della data prestabilita a fronte
di spese aggiuntive.
Nei D/R liberi, la liquidazione degli interessi avviene alla
fine di ogni anno. Nei depositi vincolati può avvenire
al termine del periodo di vincolo oppure al 31 dicembre di ogni
anno.
2. I certificati di deposito ed i buoni fruttiferi.
I certificati di deposito (CD) ed i buoni fruttiferi sono strumenti
di raccolta molto simili. Si tratta di titoli individuali. Questi
strumenti sono a scadenza vincolata e sono strumenti di raccolta
destinati ad accogliere somme sottratte ai consumi.
I CD possono avere una durata compresa tra i 3 mesi ed i 5 anni
e sono emessi in via continuativa dalla banca emittente (a rubinetto).
Nell’ipotesi che il risparmiatore voglia procedere alla
liquidazione anticipata del titolo, agli dovrà ricorrere
al mercato secondario.
In Italia, però, non esiste un mercato secondario regolamentato
e, pertanto, sarà la banca stessa che aiuterà il
cliente a collocare il prodotto. E’ da notare, comunque,
che la liquidazione anticipata non coinciderà necessariamente
con il valore nominale del certificato. Tutto dipende dalla dinamica
dei tassi di interesse sul mercato finanziario.
I CD possono essere a remunerazione predefinita oppure a remunerazione
variabile. Nel primo caso, si tratta di titoli con tassi di interesse
fissi per tutto il periodo di tempo. Nel secondo caso si tratta
di strumenti finanziari il cui rendimento è variabile con
i tassi di interesse di mercato.
I CD con remunerazione predefinita sono indicati per quella tipologia
di consumatori che vuole avere la certezza di ottenere un tasso
di interesse ben determinato a scadenza del contratto. Questi
prodotti, però, non terranno conto di eventuali rialzi
sui tassi di interesse di mercato.Ad essi, quindi, è legato
un “rischio di tasso di interesse”.
I CD a remunerazione variabile, invece, hanno gli interessi legati
alla dinamica dei tassi di interesse presenti sul mercato finanziario.
Pertanto, in ipotesi di rialzo dei tassi di interesse, questi
prodotti sono ottimi.
Infine, i CD possono essere con cedole o senza cedole (zero coupon).
Nel caso di CD con cedola, viene “Staccata” una cedola,
o interessi maturati, generalmente ogni sei mesi. Nel caso di
CD zero coupon, invece, non viene staccata alcuna cedola.
Vantaggi Svantaggi
Per le banche · forma alternativa di provvista·
possibilità di correlare la durata con le scadenze degli
impieghi· minore durata e minori vincoli rispetto ai titoli
di stato · le emissioni a tasso fisso rendono la raccolta
più difficoltosa in fase di tassi crescenti· emissioni
a tassi elevati per renderli più appetibili dei titoli
di stato
Per gli investitori · rendimenti migliori · impossibilità
a richiedere il rimborso anticipato· mercato secondario
insufficiente
Per quanto riguarda gli aspetti fiscali, le plusvalenze sono soggette
a imposta sostitutiva sulle imposte sui redditi con l’aliquota
del 12,50%.
3. I pronti contro termine.
I pronti contro termine (P/T), noti anche vendite con patto di
riacquisto, sono operazioni con le quali un soggetto vende a pronti
una certa quantità di titoli e contemporaneamente si impegna
a riacquistare a termine una determinata quantità di titoli
della stessa specie ad un prezzo prestabilito.
Il prezzo a pronti è stabilito sulla base del valore di
mercato dei titoli, mentre quello a termine viene determinato
capitalizzando il prezzo a pronti sulla base del tasso di interesse
convenuto tra le parti.
La durata del contratto varia da 1 mese a 3 mesi. Si possono
verificare durate più lunghe, ma mai più elevate
di 1 anno. L’operazione non ammette estinzione anticipata,
quindi il cliente vincola le proprie risorse finanziarie alla
scadenza del P/T.
Il rendimento dell’operazione è determinato dalla
differenza tra il prezzo di acquisto ed il prezzo di vendita dei
titoli.
Per quanto riguarda gli aspetti fiscali, le plusvalenze sono
tassate del 12,50%.
Monica Baldini, Luglio 2004
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